martedì 5 maggio 2015

I Fortini della Fame a Camorino

Facile passeggiata alla scoperta della Linea Dufour a Camorino tra vigneti e bei panorami.

I Fortini della Fame di Camorino
  • La seconda torre “Ai Munt” o “Sura ai Sturn”

Siamo a Camorino comune ticinese del bellinzonese; piccolo parcheggio gratuito all'inizio del sentiero didattico.
Come arrivare. Camorino è situato nella Piana di Magadino e confina con il comune di Giubiasco.
Provenendo da Locarno e percorrendo la Cantonale, poco dopo Cadenazzo, si trovano le indicazioni per il centro paese (girare a destra alla rotonda); in cima alla via si gira a sinistra, via In di Campagn, e superata la sede della banca Raiffeisen si arriva al torrente riale Grande dove si può parcheggiare e si trova il primo pannello informativo.


La passeggiata è breve, di limitato dislivello e ben segnalata. Adatta anche ai bambini, ha valenza storica e paesaggistica: tra boschi e vigneti, in parte su strada asfaltata, in parte su sentiero, permette di visitare 5 Fortini della Fame, costruzioni di difesa militare realizzati nel 1853, sulla collina sopra Camorino. Le torri, dalla caratteristica forma cilindrica, sono stati in parte restaurati e recuperati grazie al lavoro dell'Associazione Fortini di Camorino, che ha realizzato anche il percorso didattico con pannelli che ne raccontano la storia. Due torri sono anche illuminate e ben visibili dal fondovalle: la prima, aperta e visitabile, è anche spazio espositivo. I Fortini di Camorino raccontano la storia di metà ottocento con i moti risorgimentali lombardi e la migrazione ticinese in terra italiana in cerca di lavoro. Libero e democratico, il Ticino simpatizzava per gli italiani che lottavano per l'affrancarsi dalla dominazione austriaca e veniva accusato di dare asilo politico agli esuli. Quando la Confederazione Elvetica espulse 22 cappuccini lombardi accusati di essere spie, gli austriaci chiusero, per rappresaglia, le frontiere. Di colpo, in anni di carestie, migliaia di migranti ticinesi furono espulsi e, perso il lavoro, ridotti letteralmente alla fame (da qui deriva la denominazione delle torri). I Fortini, unitamente ad altre opere di fortificazione, vennero costruiti a difesa di una possibile invasione austriaca garantendo un lavoro a molti che l'avevano perso. Come la Linea Cadorna in terra italiana, di cui parlo ampiamente sul sito, l'opera non venne mai utilizzata in azioni belliche e venne ampiamente distrutta nel corso degli anni. Oltre ai 5 Fortini della Fame esistono resti ben conservati a Sementina, sul versante di collina di fronte a Camorino. Per il bel salto nella storia basta seguire le indicazioni marroni: si segue dapprima la strada asfaltata con le prime due torri, si devia brevemente nel bosco per la terza - abbastanza malridotta - riprendendo a salire prima su asfalto e poi su sentiero per la quarta. Il quinto e ultimo Fortino permette di percorrere un tratto della Via dell'Acqua con opere di canalizzazione risalenti ai primi del '900.



Il primo dei 5 Fortini della Fame, visto all'inizio della passeggiata, di notte è illuminato

La prima torre, “Ai Scarsitt”
La prima torre, “Ai Scarsitt”

La prima torre, “Ai Scarsitt”


La prima torre, “Ai Scarsitt” : l'interno visitabile e adibito a mostre
La prima torre, “Ai Scarsitt” : l'interno visitabile e adibito a mostre

La prima torre, “Ai Scarsitt” : l'interno visitabile e adibito a mostre

La prima torre, “Ai Scarsitt” : l'interno visitabile e adibito a mostre

La prima torre, “Ai Scarsitt”
La prima torre, “Ai Scarsitt”

La seconda torre “Ai Munt” o “Sura ai Sturn”
La seconda torre “Ai Munt” o “Sura ai Sturn”



La terza torre “Al Mött del Riaa”,
La terza torre “Al Mött del Riaa”,

La terza torre “Al Mött del Riaa”,

La terza torre “Al Mött del Riaa”,

La quarta torre “Al Sass del Camósc”
La quarta torre “Al Sass del Camósc”, è anche un bel punto panoramico
Via dell'Acqua
Via dell'Acqua della val Moroggia


La quinta torre “Al Pian di Bur”.
La quinta torre “Al Pian di Bur”. Contiene un'esposizione permanente di vec­chie ap­pa­rec­chia­tu­re e al­tre te­sti­mo­nian­ze sull’uti­liz­za­zio­ne dell’ener­gia elet­tri­ca

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